Fuoco di paglia thechickensoup, 19 Dicembre 202429 Maggio 2025 La pantera delle nevi di Sylvain TessonIl racconto che vi presento oggi è stato scritto traendo ispirazione dal libro La pantera delle nevi di Sylvain Tesson. Nel capitolo “L’amore nella foresta”, Sylvain narra di un amore ormai finito, delineato dal suo punto di vista. Io, invece, mi sono immersa nei pensieri e nelle sensazioni di lei, descrivendo la sua versione di questa liaison ormai compiuta.La pantera delle nevi di Sylvain Tesson: dove acquistare il libro?La pantera delle nevi di Sylvain Tesson è acquistabile su Amazon cliccando QUI Il racconto “Fuoco di paglia”L’amore arriva ovunque, me ne accorsi solo quando raggiunse anche me. Mi sorprese tra centinaia di larici dalle radici ricamate nel terreno umido e fertile, mentre con vista esperta avvistavo anche il più piccolo essere della catena alimentare. Ricordo quel momento in cui mi fissò con tanto d’occhi, mentre rapida mi accorsi di un ragno lycosa e della sua ragnatela: un’impeccabile rete setosa, consistente quanto l’acciaio, creata dal più minuscolo architetto presente in natura. La geometria è la disciplina del ragno e la brina cristallina di quella fredda sera ne esaltava l’arte. La favola cessò quando il predatore ghermì il suo gustoso bottino, ubriacandolo irreversibilmente con il suo veleno.Non ero abituata ad avere un seguito nella foresta, la mia ombra era una gradita e sufficiente compagnia. Ero accompagnata da una popolazione all’apparenza invisibile, che mi scrutava senza ostilità, dietro le quinte della vegetazione. Eppure lui mi assecondava nelle ricerche, affascinato dal mio antico sapere. Ad ogni escursione, iniettavo in lui una dose di quella viscerale scienza che mi caratterizzava. Una millenaria dottrina che mi scorreva istintivamente nelle vene, senza piegarmi alla fatica di sfogliare per ore un manuale, sottolineando concetti a me già chiari. Carta e inchiostro non avrebbero mai sostituito la nobiltà dell’immergere il proprio fisico in una situazione per intuirla.Afferravo i segreti della natura con il mio corpo come unico strumento, controllando la direzione del vento per non trasportare i miei odori e i miei sapori, nel tentativo di ingannare, con assoluta rettitudine, i nasi dei mammiferi poco più in là, oppure sottoponendo il mio fisico a disumane ore di attesa per osservare lo svolgersi della sopravvivenza e abituarsi all’epilogo dell’inevitabile selezione naturale.Lui mi amava.Era comprensibile ogni volta che, quasi intimidito, mi rivolgeva uno sguardo colpevole, mortificato per aver fatto scrocchiare una radice secca sotto gli scarponi, nel bel mezzo di una silenziosa ricerca. Non era abituato ai ritmi lenti e pazienti del creato. Occasionalmente commentava lo spettacolo, ma io avevo orecchie solo per lo stridere di un falco a caccia o per il bramito dei cervi maschi e rivali. Rispondevo alle sue parole solo quando mi parevano bestemmie: uno sterile affronto all’onnipotente universo che mi causava disagio.La sera rientravamo nei confini del mio allevamento di cavalli. Poco più in là il nostro rifugio d’amore: una capanna scaldata da una stufa, qualche libro da leggere e l’occorrente per un caffè, alla nostra tutela, in caso di imminente pericolo, ci avrebbero pensato il mio fedele cane da pastore e il mio fucile americano. Ricordo lo scoppiettare del faggio avvolto dal fuoco e il gorgoglio del vino francese versato in un vecchio bicchiere scheggiato. Era ingordo di nettare rosso e lo desiderava fino all’ultima goccia. La nottata trascorreva rapida, come capita spesso a chi è affascinato dal corpo che gli giace a fianco.La mattina seguente la passione mi abbandonava…Pian piano, spinta dal più forte e necessario desiderio di rifocillare la mia tribù, composta dai cavalli, un gatto, un cane e un’oca. Era come se fossimo l’uno lo spirito guida dell’altra: un mio sussulto e il branco reagiva. Sprofondavo nella delusione quando ricercavo la stessa spontanea confidenza con la creatura bipede che mi attendeva nel capanno. La sua connessione con la natura si mostrava forzata, almeno personalmente, quasi volesse compiacermi e arricchire, maldestro e impacciato, la mia pura esigenza di conservare la congiunzione con l’innocente selva circostante.Scelsi di perderlo.La danza dell’amore aveva scatenato i suoi effetti, trionfante finchè la seduzione non si rivelò illogica e irrazionale. La memoria conserva abbracci rischiarati dai sottili raggi di sole, che si facevano strada sgomitando tra le foglie feconde di clorofilla. Scintillavamo nella penombra come due pezzi di vetro liso, amanti improvvisati nel bel mezzo di un santuario naturale. Ricordo il suo naso fra le mie ciocche inumidite dalla nebbia dei campi: mi respirava finchè non ne aveva abbastanza della mia anima.Cammino ancora per la foresta e mi capita di rammentare. La mia mente lo menziona al passaggio di ogni aereo, sopra la mia testa e ancora più su, oltre le querce e i cirri. La nostalgia fa il suo dovere, ma poi il sentimento si placa, affievolito dal mio egoista, ma inderogabile, vigore trascendentale, a tal punto da rifugiarmi nell’affetto embrionale dei cinque regni dei viventi, ancora una volta, in perpetuo, lontana dagli effetti collaterali della civiltà. Cosa ne pensate di questo racconto?Avete mai vissuto una relazione contraddittoria (amore, amicizia, lavoro, altro)? Quali erano i compromessi?Ci sosteniamo nei commenti qui sotto!E se il racconto ti è piaciuto, condividilo con i tuoi amici. Troverai altri racconti QUIRingraziamentiUn grazie speciale a Cristina, la mia insegnante di scrittura creativa, per smuovere sempre in noi qualcosa, che poi sfocia in racconti incredibili.Photo credits by Pixabay 5,0 / 5Grazie per aver votato!FacebookXLinkedInWhatsAppStampa SCRITTURA amoreforestapantera delle neviscrittura creativasylvain tesson